La Rete Nazionale Trapianti: risultati, sfide e prospettive

Emanuela Grasso1*, Marzia Filippetti1*, Simone Esposito1*, Manuela Trerotola1*, Giuseppe Feltrin2

1Ufficio comunicazione; 2Direttore Generale Centro nazionale trapianti, Roma.

*Questi autori hanno contribuito ugualmente al lavoro.

Pervenuto il 19 ottobre 2026

Il 2025 è stato un anno di ulteriore consolidamento per la Rete Nazionale Trapianti, che ha saputo confermare la propria capacità di rispondere alla crescente complessità clinica e organizzativa del sistema sanitario, attraverso il rafforzamento delle competenze professionali, l’innovazione dei percorsi e una costante attenzione alla qualità e alla sicurezza. Lo dimostrano i dati definitivi pubblicati nel Report Analitico 2025 e disponibile sul sito www.trapianti.salute.gov

Il dato più significativo è rappresentato dai 4.678 trapianti di organo effettuati, il numero più elevato mai raggiunto in Italia, con un incremento rispetto ai 4.642 interventi del 2024. Un risultato che assume particolare rilievo se considerato nel quadro complessivo dell’attività della Rete: nel corso dell’anno sono state segnalate 3.290 potenziali donazioni nelle rianimazioni e sono stati utilizzati 1.760 donatori, con una crescita dell’1,7% rispetto all’anno precedente.

Con 29,8 donatori per milione di abitanti, l’Italia si conferma tra i Paesi europei con i più elevati livelli di donazione, pur mantenendo significative differenze territoriali. Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna registrano i tassi più elevati, a conferma della presenza nel nostro Paese di esperienze organizzative e professionali di particolare efficacia.

La capacità della Rete di condividere queste esperienze rappresenta una delle condizioni fondamentali per rafforzare ulteriormente l’omogeneità del sistema e garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dal territorio di appartenenza, pari opportunità di accesso alla donazione e al trapianto.

Un elemento di particolare rilevanza è rappresentato dalla progressiva trasformazione del profilo dei donatori. L’età media dei donatori utilizzati è salita a 64,2 anni, rispetto ai 58,8 del 2016, mentre i donatori con più di 65 anni sono stati 967, quasi il doppio rispetto ai 488 di dieci anni prima. Il più anziano aveva 99 anni. Parallelamente, il 94% dei donatori utilizzati è oggi classificato come “rischio non standard”.

Si tratta di un’evoluzione che testimonia il livello raggiunto dalla capacità clinica della Rete nella valutazione e nell’utilizzo di organi provenienti da donatori anziani o caratterizzati da condizioni cliniche complesse. Al tempo stesso, essa richiede un continuo aggiornamento delle competenze e un rigoroso presidio dei processi di valutazione del rischio, appropriatezza e monitoraggio degli esiti.

In questo contesto assume particolare rilievo la crescita della donazione a cuore fermo (DCD). Nel 2025 sono stati utilizzati 428 donatori DCD, con un incremento del 50,7% rispetto al 2024. Da questa modalità di donazione sono derivati 897 trapianti, pari a circa il 21% dell’attività da donatore deceduto. Un risultato che evidenzia quanto rapidamente una pratica innovativa possa consolidarsi all’interno della Rete: nel 2015 i donatori DCD erano stati appena sei.

Il consolidamento della DCD dimostra il valore della capacità della Rete di sviluppare innovazione, competenze e modelli organizzativi condivisi. È importante che questa esperienza continui a essere messa a disposizione dell’intero sistema, favorendo la diffusione delle competenze e delle buone pratiche nei diversi territori.

Anche la donazione da vivente ha registrato una crescita, con 387 donatori, il 5,7% in più rispetto all’anno precedente, dei quali 364 di rene e 23 di fegato. Sono stati inoltre realizzati quattro trapianti nell’ambito delle catene cross-over ed è stata registrata la decima donazione samaritana effettuata in Italia.

L’attività complessiva ha riguardato 2.367 trapianti di rene, 1.753 di fegato, 451 di cuore, 144 di polmone e 35 di pancreas. Sono stati 183 i trapianti realizzati in urgenza nazionale e 211 quelli pediatrici.

Questi risultati, pur confermando la solidità della Rete, devono essere letti insieme al dato relativo alle persone ancora in attesa di un organo. Al 31 dicembre 2025 erano 8.401 i pazienti iscritti nelle liste d’attesa, il 3,1% in più rispetto all’anno precedente. I tempi medi di attesa sono stati di 20 mesi per il rene, 4 mesi per il fegato, 8,1 mesi per il cuore, 8,7 mesi per il polmone e 8,5 mesi per il pancreas.

Il numero record di trapianti raggiunto nel 2025 costituisce un risultato di grande rilievo, ma rappresenta anche un richiamo alla responsabilità: il valore di una Rete trapiantologica si misura non soltanto nella capacità di aumentare l’attività, ma anche nella possibilità di ridurre progressivamente il divario tra il bisogno di cura e la disponibilità di organi.

In questo quadro, il tema delle opposizioni alla donazione continua a rappresentare una delle principali aree di attenzione. Nel 2025 il tasso di opposizione rilevato nelle terapie intensive è stato del 29,2%, sostanzialmente stabile rispetto al 28,7% del 2024. Secondo la stima del Centro nazionale trapianti, questi rifiuti hanno impedito la realizzazione di circa 2.400 trapianti.

Particolarmente rilevante è il dato relativo alle dichiarazioni di volontà espresse dai cittadini al momento del rilascio o del rinnovo della carta d’identità elettronica. Nel 2025, su 3.766.794 dichiarazioni raccolte nei Comuni, i consensi sono stati il 59,9%, mentre i “no” hanno raggiunto il 40,1%. Si tratta di un fenomeno che richiede una riflessione non soltanto sul piano della comunicazione, ma anche su quello della capacità complessiva del sistema di promuovere una conoscenza consapevole del significato della donazione.

La promozione della cultura della donazione deve pertanto essere considerata una responsabilità condivisa della Rete, delle istituzioni e della società civile. La qualità dell’informazione e la capacità di accompagnare i cittadini verso una scelta consapevole costituiscono parte integrante del percorso che rende possibile il trapianto.

Il quadro del 2025 comprende inoltre i risultati ottenuti negli altri ambiti di attività della Rete. Nel settore dei tessuti sono state registrate 16.825 donazioni e 27.354 trapianti, con incrementi particolarmente significativi per alcune tipologie di tessuto. Si tratta di un’attività che, pur ricevendo una minore attenzione rispetto al trapianto di organi, rappresenta una componente essenziale dell’assistenza e contribuisce ogni anno a offrire importanti opportunità terapeutiche.

Nel settore delle cellule staminali emopoietiche, il Registro italiano dei donatori di midollo osseo contava al 31 dicembre 2025 525.682 potenziali donatori, con 30.872 nuovi reclutamenti. Le donazioni effettive sono state 490, mentre i trapianti realizzati grazie a un donatore volontario iscritto al Registro sono stati 1.161.

Il Report documenta inoltre lo sviluppo di programmi innovativi, tra cui quello nazionale di trapianto di microbiota fecale avviato nel 2020, che ha raggiunto 396 trattamenti in nove centri, con una risoluzione clinica nel 95% dei casi. Completano il quadro le attività di procurement e di scambio di organi con l’estero, la donazione di cellule riproduttive, le attività ispettive, il monitoraggio delle reazioni e degli eventi avversi e i controlli di qualità dei laboratori di immunologia dei trapianti.

Nel loro insieme, questi dati restituiscono l’immagine di una Rete articolata e complessa, capace di garantire risultati di rilievo e, contemporaneamente, chiamata a confrontarsi con sfide sempre più impegnative.

La crescita dell’attività, l’evoluzione del profilo dei donatori, la diffusione della donazione a cuore fermo, la persistenza delle differenze territoriali e il numero dei pazienti in lista d’attesa delineano un quadro nel quale i risultati dovranno accompagnarsi a un ulteriore rafforzamento dell’integrazione tra tutti i livelli della Rete.

La prossima fase di sviluppo dovrà essere caratterizzata da una sempre maggiore capacità di lavorare come sistema, valorizzando le competenze dei singoli centri e mettendole a disposizione dell’intera Rete. La condivisione delle esperienze, dei dati e delle soluzioni organizzative rappresenta uno strumento essenziale per trasformare le differenze territoriali in occasioni di miglioramento.

Le priorità per i prossimi anni sono quindi tracciate: contenere le opposizioni, migliorare l’accesso al trapianto, ridurre le disuguaglianze territoriali, consolidare i programmi di donazione a cuore fermo e rafforzare ulteriormente i sistemi di qualità e sicurezza.

Si tratta di obiettivi che richiedono continuità, investimento e una forte capacità di collaborazione tra Regioni, strutture sanitarie, professionisti, associazioni e istituzioni.

Il risultato del 2025 deve essere considerato non soltanto come un traguardo, ma come una base sulla quale costruire il futuro della Rete. La sfida è trasformare la capacità dimostrata in questi anni in una capacità ancora maggiore di condividere responsabilità, competenze e obiettivi, mantenendo al centro il diritto di ogni paziente a ricevere la migliore opportunità di cura.

Dietro ogni numero del Report vi sono, infatti, persone: quelle che hanno ricevuto un trapianto, quelle che ancora attendono e quelle che, attraverso una scelta di solidarietà, hanno reso possibile il percorso della donazione.

A loro, e in particolare ai donatori e alle loro famiglie, deve essere rivolto il riconoscimento dell’intera Rete. Il loro “sì” ha consentito, nel corso degli anni, di offrire una concreta speranza di cura a più di 50.000 pazienti nel nostro Paese.

È su questo patrimonio di solidarietà, competenza e responsabilità condivisa che la Rete Nazionale Trapianti è chiamata a costruire il proprio futuro.

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