Dagli Stati Generali della Rete trapiantologica italiana 2026, uno sguardo programmatico: consolidare i risultati di eccellenza e aumentare il consenso alla donazione

Giuseppe Feltrin

Direttore Centro nazionale trapianti, Roma.

Nel 2025 la Rete trapiantologica italiana ha raggiunto un traguardo storico. I dati relativi a donazioni e trapianti segnano infatti il punto più alto mai registrato nel nostro Paese per quanto riguarda sia gli organi, sia i tessuti che le cellule staminali emopoietiche. Un risultato che non può essere letto soltanto come un successo tecnico o organizzativo: è, prima di tutto, il riflesso dell’impegno di tutta la Rete.

Dietro questi numeri ci sono persone. Ci sono i professionisti della Rete – medici, coordinatori, operatori del procurement – ma soprattutto ci sono i donatori e le loro famiglie. Senza il loro consenso, senza una decisione spesso maturata in momenti di estrema difficoltà, nessun record sarebbe possibile. È da qui che bisogna partire per comprendere la portata dei risultati raggiunti.

Si registra un segno positivo per le cellule staminali emopoietiche: mai così tante donazioni effettive (490, +19,5%) e trapianti da donatore non familiare (1.161, +6%). Il numero degli iscritti attivi nel registro IBMDR (ovvero le persone effettivamente disponibili a donare) è cresciuto ancora, arrivando a quota 525.682 (+2,6%), grazie al reclutamento nel 2025 di altri 30.872 nuovi potenziali donatori tra i 18 e i 35 anni. Lo scorso anno ha segnato numeri da primato anche per quanto riguarda i tessuti: è stato raggiunto il massimo storico sia per le donazioni (16.825, +5,6%) che per i trapianti (27.351, +2,6%), con risultati significativi in particolare per le cornee e il tessuto muscolo-scheletrico.

Il tasso nazionale di donazione di organi ha raggiunto i 30,2 donatori per milione di persone, collocando l’Italia tra i Paesi europei più avanzati in questo ambito. A trainare la crescita restano alcune regioni storicamente virtuose, come Veneto (49,5 donatori pmp), Toscana (47,3) e Piemonte (41,9), ma il dato forse più significativo è un altro: il rafforzamento progressivo delle regioni del Centro-Sud. Lazio (+0,4), Basilicata (+5,7), Puglia (+4,4) e Campania (+3,9) registrano incrementi importanti, segno che il lavoro di coordinamento nazionale e territoriale sta producendo effetti concreti e riducendo divari che per anni sono apparsi strutturali.

All’aumento delle donazioni di organi corrisponde, inevitabilmente, quello dei trapianti. Nel 2025 si contano 73,4 trapianti per milione di abitanti, con una crescita particolarmente significativa per i trapianti di cuore. Restano stabili quelli di rene, mentre fegato, polmone e pancreas mostrano segnali di consolidamento. Crescono anche i trapianti da donatore vivente, un indicatore importante di fiducia nel sistema e di sviluppo delle competenze cliniche.

Tra i fattori più dinamici emerge con forza la donazione a cuore fermo (DCD), oggi uno dei principali motori dell’intero sistema. L’aumento delle segnalazioni, delle donazioni e dei trapianti legati a questa modalità testimonia un’evoluzione organizzativa e tecnologica significativa, resa possibile anche dall’ampliamento dei centri dove si effettua questa donazione i su gran parte del territorio nazionale, passati negli ultimi 12 mesi da 85 a 111, dislocati in 17 regioni italiane

Accanto a questi segnali positivi e di forza del sistema dobbiamo registrare, tuttavia, un aumento delle opposizioni alla donazione registrate al momento del rilascio della carta d’identità elettronica. I “no” raggiungono il 40,1%, in crescita rispetto agli anni precedenti, e il fenomeno riguarda tutte le regioni e tutte le fasce demografiche.

Il dato più preoccupante è quello dei giovani tra i 18 e i 30 anni, tra i quali le opposizioni aumentano in modo sensibile. Una tendenza che ci impone di tornare a parlare ai più giovani nei loro luoghi e con i loro linguaggi. Ma non è solo una questione generazionale: cresce anche la quota di rifiuti tra le fasce più anziane e si conferma una maggiore incidenza del “no” tra gli uomini. A questo si aggiunge un altro elemento che molto dice sulla conoscenza del tema nella popolazione: una parte consistente dei cittadini continua a non esprimere alcuna scelta. È qui che si gioca la sfida dei prossimi anni. Perché se da un lato il sistema sanitario dimostra di saper crescere, innovare e salvare sempre più vite, dall’altro emerge con chiarezza un problema di adeguata informazione. La donazione non è solo una questione medica: è un tema di fiducia, informazione e consapevolezza.

I numeri del 2025 raccontano quindi della convivenza di due aspetti nel nostro Paese: da un lato, un sistema che funziona e che raggiunge risultati d’eccellenza a livello europeo, dall’altro una quota ancora molto alta di persone indecise sul tema e/o che non lo hanno mai affrontato.

Tenere insieme queste due dimensioni – consolidare i risultati e aumentare il consenso alla donazione – sarà l’impegno del prossimo futuro per la Rete trapiantologica che si è riunita nel marzo del 2026, in occasione degli Stati Generali, proprio per riflettere su questi dati e su molti altri aspetti di avanguardia scientifica e di coordinamento del sistema. Il programma dei lavori si è concentrato sulle principali sfide organizzative, cliniche e normative che attendono la Rete nei prossimi anni: dall’attuazione del nuovo regolamento europeo SoHO (Substances of Human Origin), fino all’innovazione nei processi di procurement e nella gestione degli organi. Ampio spazio è stato dedicato al trapianto cardiaco da donazione a cuore fermo, settore in forte espansione che rappresenta oggi uno degli ambiti più avanzati della medicina dei trapianti italiana, così come alle nuove frontiere del trapianto di microbiota fecale e alle applicazioni emergenti nel trattamento delle complicanze ematologiche. Le sessioni scientifiche hanno affrontato inoltre il futuro delle banche dei tessuti, il ruolo delle società scientifiche, i modelli organizzativi della Rete nazionale e le sfide della divulgazione scientifica nella comunicazione contemporanea, con particolare attenzione al rapporto tra informazione, fiducia pubblica e consenso alla donazione. Ampio spazio è stato dedicato all’intelligenza artificiale e alle frontiere dello xenotrapianto.

In questo numero di Trapianti, inoltre, saranno pubblicati tutti i contributi che hanno animato la sezione “Poster” del convegno. La valorizzazione delle esperienze degli esperti sparsi su tutto il territorio nazionale e la possibilità di conforto rappresenta, da sempre, un elemento di scambio, coesione e emersione delle buone prassi che aiutano il sistema tutto a tendere ad un continuo miglioramento.

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