TY  -  JOUR
AU  -  di Valvasone, Simona
AU  -  Natale, Andrea
AU  -  Giustini, Annalisa
AU  -  Cultrera, Daniele
AU  -  Lazzari, Davide
AU  -  D’Imporzano, Elena
AU  -  Maghelli, Simonetta
AU  -  Puccetti, Giuliana
AU  -  Carotti, Graziana
AU  -  Savelli, Laura
AU  -  Manfrè, Martina
AU  -  Di Schiena, Michelangelo
AU  -  Bagatti, Sara
AU  -  Ginori, Emanuele
AU  -  Lazzeri, Chiara
T1  -  Opposizione alla donazione nel donatore in morte encefalica e nel donatore a cuore fermo non controllato: incidenza e motivazioni
PY  -  2025
Y1  -  2025-09-01
DO  -  10.1709/4679.46935
JO  -  Trapianti
JA  -  Trapianti
VL  -  29
IS  -  4
SP  -  62
EP  -  69
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2510
Y2  -  2026/04/20
UR  -  http://dx.doi.org/10.1709/4679.46935
N2  -  . Contesto e obiettivo. La disponibilità di organi da donatore deceduto resta insufficiente rispetto al fabbisogno trapiantologico e le opposizioni familiari rappresentano ancora una delle principali cause di mancata donazione. Nel panorama italiano, la Toscana si colloca stabilmente tra le regioni con le migliori performance donative; nel 2022 ha registrato il più alto tasso di donazione nazionale (49,3 donatori pmp), mentre nel 2023 ha confermato un’elevata attività nel contesto della crescita complessiva della rete trapiantologica italiana. Dal 2019 l’Organizzazione Toscana Trapianti utilizza una scheda colloquio standardizzata per monitorare il processo comunicativo con i familiari. Alla luce della letteratura sul family decision-making, sui fattori associati al rifiuto e sulle specificità comunicative dei percorsi donation after brain death (DBD) e uncontrolled donation after circulatory death (uDCD), lo studio si è proposto di analizzare le motivazioni dell’opposizione e le reazioni psicologiche dei familiari nei due percorsi. Materiali e metodi. È stato condotto uno studio osservazionale retrospettivo su 371 schede colloquio compilate nel biennio 2022-2023. Tale numero corrisponde alla quota di processi per i quali la scheda risultava effettivamente disponibile e archiviata nel database regionale rispetto alle 769 segnalazioni complessive del periodo; tra queste, 124 riportavano un’opposizione alla donazione (33,42%). Il percorso cDCD non è stato incluso nel presente protocollo analitico, definito a priori per il confronto tra DBD e uDCD, poiché l’inclusione di un terzo percorso con timing, setting e dinamiche decisionali differenti avrebbe richiesto un’analisi dedicata e variabili organizzative specifiche. Le analisi sono state pertanto mantenute su un piano descrittivo-comparativo bivariato. Materiali e metodi. Nel percorso uDCD le reazioni più frequenti alla comunicazione di morte sono risultate disperazione e dolore; nel DBD dolore, commozione e accettazione. Le reazioni all’offerta donativa sono risultate significativamente differenti tra i due percorsi: nell’uDCD il rifiuto è stata la reazione prevalente (84% dei casi), con un atteggiamento critico verso il Servizio sanitario nazionale riportato in quasi il 20% dei casi; nel DBD, oltre al rifiuto, sono stati frequentemente registrati silenzio (26%) e dubbio (19%). Non sono emerse differenze statisticamente significative tra i due gruppi in relazione alle motivazioni dell’opposizione. Le motivazioni più frequenti sono risultate la manifesta opposizione espressa in vita dal defunto, la mancata conoscenza della volontà del defunto e la necessità di mantenere integra la salma. Conclusioni. Il colloquio per l’offerta donativa richiede competenze comunicative differenziate nei percorsi DBD e uDCD. I risultati suggeriscono che le differenze osservate riguardino soprattutto le modalità emotive con cui le famiglie affrontano i due percorsi, mentre le motivazioni dell’opposizione appaiono più trasversalmente connesse a fattori decisionali e socioculturali generali. L’assenza di una registrazione sistematica di variabili come origine geografica, lingua o appartenenza religiosa impone tuttavia cautela interpretativa e rappresenta un’area prioritaria per studi futuri.
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