TY  -  JOUR
AU  -  Kersik, Alessia
AU  -  Dondossola, Daniele
AU  -  Lonati, Caterina
AU  -  Zanella, Alberto
AU  -  Maggioni, Marco
AU  -  Antonelli, Barbara
AU  -  Reggiani, Paolo
AU  -  Gatti, Stefano
AU  -  Rossi, Giorgio
T1  -  Perfusione epatica ipotermica ossigenata Esperienza preliminare di un centro trapianti di fegato italiano
PY  -  2019
Y1  -  2019-04-01
DO  -  10.1709/3217.31952
JO  -  Trapianti
JA  -  Trapianti
VL  -  23
IS  -  2
SP  -  51
EP  -  56
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2510
Y2  -  2026/07/26
UR  -  http://dx.doi.org/10.1709/3217.31952
N2  -  . Introduzione. L’utilizzo delle Machine Perfusion (MP) nel trapianto epatico è in continuo aumento per fronteggiare le conseguenze dell’uso sempre maggiore degli extended-criteria-donors. La Dual Hypothermic oxygenated machine perfusion (DHOPE) sembra proteggere i graft dal tempo di ischemia fredda. D’altro canto, la normothermic machine perfusion (NMP) consente una migliore valutazione del graft. Descriviamo uno studio pilota prospettico sull’utilizzo delle MP in graft selezionati. Metodi. La DHOPE è stata eseguita in tutti i graft derivati da donatori da morte cardiocircolatoria (DCD) e da donatori da morte cerebrale (DBD) sottoposti a un prolungato tempo di conservazione. La NMP è stata utilizzata quando si è resa necessaria una più precisa valutazione del graft. Entrambe DHOPE e NMP sono state eseguite con una doppia perfusione, sia portale che arteriosa. Risultati. Da luglio 2016 a novembre 2017 abbiamo eseguito 7 DHOPE: 5 in graft DCD e 2 DBD. Due graft presentavano una steatosi macrovescicolare >30% (1 DCD and 1 DBD). La DHOPE ha avuto una durata di 240min (180-320min) con un tempo di ischemia fredda di 575min (410-810min). Sei graft sono stati trapiantati con successo. Un graft DCD ha richiesto l’utilizzo della NMP per una valutazione ulteriore, ed è stato in seguito scartato per estesa necrosi epatocellulare. Nel periodo post-trapianto, l’insufficienza renale acuta e cronica sono state le principali complicanze, presentandosi rispettivamente in 3 e 2 pazienti. Nella nostra serie, la steatosi è stata il principale fattore di rischio di danno renale. La percentuale di sopravvivenza di graft e pazienti è stata del 100%, e non si sono osservate colangiopatie ischemiche dopo 635 giorni (471-945 giorni). Conclusioni. Il nostro studio conferma l’efficacia e la sicurezza della DHOPE. Questi dati sono particolarmente significativi per la gestione dei donatori DCD nel setting italiano, dove i 20 minuti di no-touch precedenti la dichiarazione di morte prolungano il warm ischemia time.
ER  -   
