TY  -  JOUR
AU  -  Caletti, Chiara
AU  -  Ferraro, Pietro Manuel
AU  -  Corvo, Alessia
AU  -  Tessari, Gianpaolo
AU  -  Sandrini, Silvio
AU  -  Capelli, Irene
AU  -  Minetti, Eugenio
AU  -  Gesualdo, Loreto
AU  -  Girolomoni, Giampiero
AU  -  Boschiero, Luigino
AU  -  Lupo, Antonio
AU  -  Zaza, Gianluigi
T1  -  Mantenimento del trapianto renale: impatto clinico a lungo termine 
di tre diversi protocolli immunosoppressivi Risultati di un ampio studio multicentrico italiano
PY  -  2019
Y1  -  2019-01-01
DO  -  10.1709/3175.31542
JO  -  Trapianti
JA  -  Trapianti
VL  -  23
IS  -  1
SP  -  17
EP  -  21
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2510
Y2  -  2026/04/17
UR  -  http://dx.doi.org/10.1709/3175.31542
N2  -  . Nel numero di gennaio-febbraio 2019 del giornale Transplantation Proceedings è stato pubblicato un articolo in cui il nostro gruppo di ricerca ha valutato l’impatto di tre protocolli immunosoppressivi di mantenimento sulla sopravvivenza a lungo termine del graft e del paziente nefro-trapiantato. In particolare, in questo ampio studio di coorte italiano multicentrico, abbiamo analizzato retrospettivamente i dati di 5635 pazienti (arruolati dal 1983 al 2012) e valutato l’impatto di tre regimi immunosoppressivi [inibitori della calcineurina + antimetaboliti + corticosteroidi (CNI+ANT+ST) vs CNI + mammalian target-of-rapamycin (mTOR) inibitori + ST (CNI+mTOR-I+ST) vs CNI+ST] su outcome clinici a lungo termine, utilizzando diversi algoritmi statistici.L’impatto sull’outcome composito dei tre regimi immunosoppressivi non risultava statisticamente differente nei primi 5 anni di follow-up; il dato diventava significativo a 10 anni e 20 anni nel gruppo CNI+ST in cui era presente la più bassa incidenza cumulativa. In aggiunta, rispetto al gruppo CNI+ANT+ST, i pazienti del gruppo CNI+mTOR-I+ST presentavano un rischio più alto dell’outcome anche dopo aggiustamento per potenziali fattori confondenti. Allo stesso modo, anche i pazienti del gruppo CNI+ST mostravano un rischio significativamente più alto dell’outcome. Analogamente alla analisi principale, il rischio aggiustato di perdita dell’organo era più alto nel gruppo CNI+ST, mentre per il gruppo CNI+mTOR+ST, la differenza non era statisticamente significativa.I risultati di questo studio non solo confermano dati già presenti in letteratura che mostrano come l’associazione tra CNI+ANT+ST sia da considerarsi la terapia “gold standard” nel trapianto renale, ma sottolineano che l’introduzione degli mTOR-I, in sostituzione agli antimetaboliti, non impattando drasticamente sull’outcome (e soprattutto sulla perdita del graft a lungo termine), potrebbe rappresentare, in alcuni pazienti, un prezioso strumento farmacologico per minimizzare le complicanze CNI-correlate e assicurare un’adeguata immunosoppressione.
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