TY  -  JOUR
AU  -  Sabatino, Mario
AU  -  Vitale, Giuseppe
AU  -  Manfredini, Valentina
AU  -  Masetti, Marco
AU  -  Borgese, Laura
AU  -  Raffa, Giuseppe Maria
AU  -  Loforte, Antonio
AU  -  Martin Suarez, Sofia
AU  -  Falletta, Calogero
AU  -  Marinelli, Giuseppe
AU  -  Clemenza, Francesco
AU  -  Grigioni, Francesco
AU  -  Potena, Luciano
T1  -  Primary graft dysfunction dopo trapianto di cuore: applicazione e validazione clinica della classificazione ISHLT
PY  -  2017
Y1  -  2017-10-01
DO  -  10.1709/2872.28973
JO  -  Trapianti
JA  -  Trapianti
VL  -  21
IS  -  4
SP  -  126
EP  -  135
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2510
Y2  -  2026/05/25
UR  -  http://dx.doi.org/10.1709/2872.28973
N2  -  Introduzione. La primary graft dysfunction (PGD) è la principale causa di mortalità precoce dopo trapianto di cuore (TC). Lo scopo di questo lavoro è di applicare e validare la classificazione della PGD proposta nel 2014 dalla Società Internazionale dei Trapianti di Cuore e Polmone (ISHLT). Metodi. In questa analisi retrospettiva sono stati applicati i criteri proposti dall’ISHLT a tutti i TC isolati eseguiti nel periodo 1999-2013 presso due Centri. L’enpoint primario combinato è definito dalla mortalità intraospedaliera e dal ritrapianto in urgenza. Endpoint secondari sono la mortalità a 30 giorni, 1 e 5 anni. Risultati. Nella popolazione generale di 518 pazienti, sono stati diagnosticati 72 casi di PGD (14%): 4 (5%) lievi, 33 (46%) moderati e 35 (49%) severi. A fronte di una mortalità complessiva del 10%, i pazienti con PGD mostravano un rischio aumentato (37%) rispetto alla popolazione generale (3,5%, p<0,01). La perdita del graft si è dimostrata proporzionale alla severità, con un tasso del 12% nella forma moderata e del 65% (includendo 4 ritrapianti) nella severa. La sopravvivenza della PGD lieve è risultata sovrapponibile a quella della popolazione generale. Tra i fattori di rischio di PGD severa abbiamo identificato 4 caratteristiche del donatore e 3 del ricevente, documentando un rischio incrementale in caso di allocazione di donatori e riceventi a rischio aumentato. La sopravvivenza dopo PGD è invece influenzata dai marcatori di fragilità del ricevente. Nei pazienti dimessi, non abbiamo riscontrato un impatto sulla sopravvivenza a lungo termine. Conclusioni. I criteri ISHLT sono clinicamente rilevanti nella stratificazione del rischio di mortalità precoce, in particolare nelle forme moderate e severe. L’interazione tra i fattori del donatore e del ricevente determina un rischio incrementale di PGD. In prospettiva futura la classificazione ISHLT è un valido strumento per uniformare e migliorare la ricerca in questo campo.
ER  -   
