TY  -  JOUR
AU  -  Tanini, Marco
AU  -  Conticini, Lucia
AU  -  Carli, Simona
AU  -  Curto, Rita
AU  -  Grieco, Roberto
AU  -  Zoppi, Paolo
AU  -  Nardi, Luca
AU  -  Pacini, Alessandro
T1  -  Donazione di sangue da cordone ombelicale Progetto di miglioramento del percorso di donazione tramite analisi del flusso 
con Value Stream Map secondo la filosofia lean thinking
PY  -  2017
Y1  -  2017-07-01
DO  -  10.1709/2859.28836
JO  -  Trapianti
JA  -  Trapianti
VL  -  21
IS  -  3
SP  -  102
EP  -  107
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2510
Y2  -  2026/06/17
UR  -  http://dx.doi.org/10.1709/2859.28836
N2  -  Il primo trapianto di cellule staminali da sangue cordonale fu eseguito nel 1988 da Eliane Gluckman per curare un bambino affetto da anemia aplastica costituzionale di Fanconi1; da allora l’impiego di cellule del cordone ombelicale è ormai una realtà terapeutica consolidata. I vantaggi nell’utilizzo del sangue cordonale sono molteplici2: non ci sono rischi legati a procedure invasive di prelievo per la madre e per il neonato, al contrario invece di quelli presenti nel prelievo di cellule staminali emopoietiche (CSE) da midollo osseo (per esempio il rischio anestesiologico); assenza di rischi legati al rifiuto della donazione, evenienza possibile nel momento in cui viene proposta la procedura di prelievo del midollo osseo; pronta disponibilità alla richiesta nell’ordine di giorni o settimane, contro i mesi che possono essere necessari per il reperimento di un donatore di midollo osseo. Inoltre l’elevato grado di immaturità immunologia delle CSE (immaturità dei linfociti CD8+) presenti nel sangue cordonale si traduce in una ridotta capacità delle stesse di esercitare un’aggressione immunologia nei confronti dei tessuti del ricevente e pertanto in una ridotta incidenza di GvHD (Graft versus Host Disease) acuta e cronica. Il sangue cordonale può rappresentare l’unica sorgente di CSE possibile quando non vi sia la possibilità di usufruire di un donatore da registro o di ricorrere ad un trapianto aploidentico con familiare del paziente. Il percorso di raccolta delle unità di sangue cordonale mostra notevoli diversità organizzative nell’ambito del nuovo contesto nato dall’istituzione della USL Toscana Centro che raggruppa le ex Aziende di Firenze, Empoli, Prato e Pistoia. La necessità di riprogettare un modello organizzativo valido per la nuova realtà ci ha portato a compiere lo studio basato sul metodo della lean thinking.
ER  -   
