TY  -  JOUR
AU  -  Cottone, P. Marisa
T1  -  Il lavoro dello psicologo nella commissione di parte terza
PY  -  2016
Y1  -  2016-04-01
DO  -  10.1709/2276.24482
JO  -  Trapianti
JA  -  Trapianti
VL  -  20
IS  -  2
SP  -  73
EP  -  77
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2510
Y2  -  2026/06/19
UR  -  http://dx.doi.org/10.1709/2276.24482
N2  -  Incontrare le persone che si avvicinano al trapianto di rene da vivente sia in qualità di potenziali donatori che riceventi ha permesso di rilevare come fattori importanti che supportano le motivazioni dei gesti che intendono compiere e ricevere siano – oltre l’imprescindibile idoneità clinica – la qualità dei vissuti personali e dei legami che costoro vivono entro i loro contesti di relazione, siano questi unifamiliari che nell’ambito dei più nuclei che vengono coinvolti, anche indirettamente, nelle dinamiche del trapianto da vivente. Dal lavoro svolto dal 2011 con le persone impegnate nei due diversi ruoli, è emerso come i vissuti di autonomia personale ma anche di buona coesione con i familiari e di accudimento versus di attaccamento tra chi è direttamente coinvolto siano maggiormente evidenti rispetto ad altri stati, quali l’invischiamento o il ritiro dalle relazioni stesse. Ulteriormente, si rileva come tali condizioni siano relative a persone che appartengono a ruoli e contesti familiari non sempre omogenei e abbiano legami affettivi importanti entro i loro nuclei e tra i diretti coinvolti, lasciando emergere come il dato di consanguineità non sia il più rilevante fattore da considerare come garanzia della consapevolezza, autenticità e gratuità del gesto donativo, anzi forse come siano proprio la qualità degli stati personali e dei legami affettivi curati, al di là del legame naturale, che lo rendono più libero e genuino, perché non sotteso ad altre motivazioni se non relative al perseguimento di obiettivi protettivi, restitutivi e propulsivi delle condizioni di benessere del ricevente.
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