TY  -  JOUR
AU  -  Zanierato, Marinella
AU  -  Abelli, Massimo
AU  -  Ticozzelli, Elena
AU  -  Pellegrini, Carlo
AU  -  Cortesi, Sergio
AU  -  Braschi, Antonio
T1  -  Donazione a cuore fermo: cosa sta cambiando nello scenario italiano?
PY  -  2016
Y1  -  2016-04-01
DO  -  10.1709/2276.24476
JO  -  Trapianti
JA  -  Trapianti
VL  -  20
IS  -  2
SP  -  57
EP  -  62
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2510
Y2  -  2026/05/01
UR  -  http://dx.doi.org/10.1709/2276.24476
N2  -  La donazione dopo morte cardiaca (DCD) può aumentare il pool di organi disponibili. In Italia, fino a tempi recenti, la donazione a cuore fermo è stata un’esperienza isolata presso il Policlinico San Matteo di Pavia (Programma Alba); ora è verosimile che nuovi programmi vengano implementati. Attualmente, gli scenari possibili sono: DCD controllati, in pazienti ricoverati in terapia intensiva con lesione cerebrali catastrofiche in cui si decide di sospendere le cure per evidente futilità; DCD non controllati, ossia pazienti che vanno incontro ad arresto cardiaco testimoniato ed inaspettato, sottoposti a manovre rianimatorie senza successo o in selezionati casi di pazienti sottoposti a ECMO resuscitativo. Questo tipo di donatori è caratterizzato da un variabile periodo di ischemia calda dovuto all’associazione di ipoperfusione e “no-touch period” di 20 minuti, responsabile di un severo danno da ischemia-riperfusione (IRI). Pertanto in organi prelevati da DCD, una accurata valutazione funzionale del graft è fondamentale. La perfusione regionale normotermica (NRP) ha dimostrato di essere il più efficace metodo di preservazione e di valutazione funzionale per organi addominali prelevati da DCD. L’esperienza maturata con il Programma Alba ha dimostrato la fattibilità di un programma di donazione da DCD anche in Italia; il principale ostacolo alla sua diffusione sembra essere correlato principalmente ad aspetti organizzativi ed etici.
ER  -   
