TY  -  JOUR
AU  -  Mitola, Michela Elisabetta
T1  -  L’altro cuore: il rapporto con il donatore
nei pazienti cardio-trapiantati
PY  -  2012
Y1  -  2012-07-01
DO  -  10.1709/1155.12736
JO  -  Trapianti
JA  -  Trapianti
VL  -  16
IS  -  3
SP  -  111
EP  -  120
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2510
Y2  -  2026/04/05
UR  -  http://dx.doi.org/10.1709/1155.12736
N2  -  L’articolo trae materiale da un’esperienza sul campo presso l'Unità operativa di cardiochirurgia-Centro trapianti di cuore e il Day-hospital cardiologico dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini, a Roma, e racconta l’esperienza unica dei pazienti trapiantati di cuore. Le storie, tutte vere, narrano la vicenda del trapianto dal punto di vista di chi improvvisamente si è trovato coinvolto in un iter che lo ha visto prima malato-sofferente, più tardi trapiantato-rinato. Nonostante la pratica chirurgica del trapianto richiami di per sé questioni cruciali come il significato della malattia e della morte, i confini tra i corpi e il senso del dono, il trapianto di cuore sembra caricarsi di un significato aggiunto che non si evince negli altri trapianti. Questo è possibile perché i pazienti ricevono in dono non un organo “qualsiasi”, ma il cuore, organo-simbolo per eccellenza. La simbologia sul cuore, che lo vuole sede dei sentimenti e delle emozioni, sebbene in un primo momento venga rifiutata dai pazienti intervistati, in un secondo momento mette in moto complesse e interessantissime interpretazioni sul trapianto. L’attività cardiaca produce un lieve rumore che può essere ascoltato da chiunque accosti la mano al petto o al polso: questo leggero rumore del corpo che ci accompagna sempre viene trascurato dalla maggior parte delle persone mentre diviene oggetto di attenzione da parte di chi subisce un trapianto; il trapiantato di cuore, infatti, percepisce il cambiamento tra l’attività cardiaca precedente e quella successiva. La consapevolezza di questo cambiamento costruisce un ponte tra il paziente trapiantato e il donatore. Il rapporto con il donatore, come si evince dai frammenti di interviste proposte nell’articolo, viene rielaborato in modo diverso da ogni paziente. Ognuno di loro ripercorre nelle proprie narrazioni le trasformazioni del proprio corpo, che si scopre custode di un frammento del corpo di un altro. Pertanto, l’esperienza del trapianto, che a prima analisi sembrerebbe un evento centrato sull’aspetto organico della malattia, implica numerosi e profondi risvolti di natura psicologica, simbolica, sociale e culturale che ho avuto il piacere di indagare in questo articolo.
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